Le Origini
Il fondamento dell’ordine fu posto nel 1098 dall’abate benedettino Roberto di Molesmes che diede vita al Monastero Nuovo in una zona arida della Borgogna chiamata Citeaux (in latino Cistercium, da cui cistercense), presso Diogene. L’Exordium Parvm Ordinis Cistercensis racconta le origini dell’abbazia di Citeaux con dovizia di particolari e narra del sito in cui si decise di fondare l’abbazia "… un posto desolato che non offriva nessuna risorsa. Il bosco selvaggio e inaccessibile era dimora di animali selvatici...”
A lui seguirono altre figure di rilievo nella storia delle origini dell’Ordine, l’abate Alberico (1099-1109) e l’abate Stefano Harding (1109-1133); sotto quest’ultimo in particolare prese forma e regola il movimento di rinnovamento monastico iniziato con l’abate Roberto Harding. Compose nel 1119, con la partecipazione del giovane Bernardo ( San Bernardo monaco cistercense) la Charta Caritatis, ovvero, la Costituzione dell’Amore del neonato ordine secondo il principio della pluralità dell’unità e diversità. Attraverso di essa si voleva ritornare a seguire alla lettera e con purezza il dettato della Regola Benedettina, quale rectissima via, contrapponendosi così allo sfarzo e alla mancanza di rigore dell’esperienza religiosa di Cluny.
Preghiera e studio, povertà e lavoro manuale, accoglienza e assistenza verso i poveri ed i pellegrini dovevano essere vissuti in modo radicale e unitario da ogni monaco e in tutte le abbazie.
Diversamente dai Benedettini originari, i Cistercensi introdussero accanto al monaco, la figura del converso, un religioso laico, obbligato in tutto al rispetto della Regola, ma esonerato dalla celebrazione di riti; a lui spettava svolgere la parte pratica e manuale del lavoro, soprattutto nelle grange agricole.
San Bernardo, abate e dottore della Chiesa.
“Io sono la chimera del secolo”. (San Bernardo)
Tra gli spiriti e personaggi più autorevoli e originali della storia occidentale, fu senza dubbio il santo e il genio del XII secolo, il protagonista non solo della vita dell’Ordine, ma anche delle vicende ecclesiastiche, delle controversie teologiche e monastiche, della politica del papato di quel tempo: predicò nel 1142 la seconda crociata, sostenne e promosse l’Ordine Cavalleresco dei Templari. Non a caso dunque San Bernardo, fu chiamato con l’appellativo di “ultimo dei Padri della Chiesa”.
Nel 1115 fu inviato, insieme a dodici compagni, a Clairvaux (in latino Clara vallis, da cui Chiaravalle) per fondare una nuova abbazia, di cui, a soli 25 anni divenne abate (dall’aramaico Abba e dal latino Pater Familias: padre in senso spirituale, affettivo e giuridico). Insieme alle prime quattro abbazie di Citeax (abbazia primaziale), La Fontè, Pontigny e Merimond, si vennero così a costituire le cinque sedi-madri (lineae) dell’Ordine, da cui dovevano dipendere tutti nuovi futuri monasteri (abbazie –figlie). Soltanto da Clairvaux si diramarono, sotto l’abate Bernardo, 68 nuove fondazioni.
L’Architettura delle abbazie
"I fiumi hanno straripato, i venti hanno soffiato, essi l’hanno percossa con violenza ed essa non è caduta perché era stata fondata sulla pietra. Dunque questa pietra è Cristo."
Le abbazie cistercensi, avevano tutte un aspetto familiare, perché la spiritualità di San Bernardo aveva imposto, per così dire, la pianta, l’altezza, il decoro. Il capitolo 66 della regola afferma” Possibilmente il monastero deve essere costruito in modo da potervi trovare quanto è necessario, cioè l’acqua, un mulino, un orto e reparti per le varie attività, così che i monaci non debbano girovagare fuori: ciò infatti non reca alcun vantaggio alle loro anime”.
L’architettura Cistercense seguiva una logica di distribuzione degli spazi che riassumeva con “puro come un cristallo e razionale come un solido geometrico”. La caratteristica quindi dell’architettura cistercense non consiste tanto nella struttura quanto nell’esplicita, sottolineata esistenza di un rigore razionale e di un ordine logico. Lo schema delle abbazie cistercensi infatti è realizzato in suddivisioni di spazi ad quadratum in modo da avere proporzioni perfette tra il piano e l’alzato, creando suggestioni di spazi e di luci. L’elemento nuovo e caratterizzante dell’architettura cistercense non sta nella creazione di nuove formule, né planimetriche, né costruttive. Risiede piuttosto nel rigore assoluto con cui l’idea del monastero Civitas Dei viene purificata da ogni elemento inessenziale e condotta all’essenzialità basata sulla linea retta. Ciò che spicca nelle Abbazie è la semplicità, la funzionalità, o come diceva San Bernardo, l’autenticità, lo spogliamento che lascia intatti e visibili muri e strutture, e mette in risalto l’armonia e la bellezza delle forme.
I Cistercensi hanno saputo creare splendidi monumenti, nella pratica della povertà e in spirito di semplicità con uno stile razionale, funzionale, pulito e decoroso, servendosi della pietra e del cotto. Anche le pietre dei muri spesso erano estratte dalla stessa terra su cui si costruiva. Così i muri erano della stessa sostanza e della stessa luce, delle rocce circostanti. La compenetrazione risultava perfetta.
Veniva rifiutata ogni forma di decorazione che avrebbe distolto il monaco dalla propria concentrazione, uno spogliamento e una rinuncia vista non come un impoverimento, ma come un ritrovare se stessi colmi della “Indicibile soavità dell’amore” (Regola di San Benedetto Prologo).
Federica Antonacci
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